IL CAMMINO DI SANTIAGO

Posted on Mag 13, 2016 in Anna Paghera
IL CAMMINO DI SANTIAGO

IL CAMMINO DI SANTIAGO, metafora di vita.
Che esperienza!
E credo che ciascuno la viva in maniera diversa, come diverse sono le aspettative o le speranze con le quali ci si mette in cammino.

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Io di aspettative non ne avevo. Di speranze molte, in primis di reggere alla fatica. Ho dato ascolto al cuore e d’impeto ho scelto di condividere con Luca, il mio compagno, gli ultimi 200 km che da Villafranca del Bierzo portano a Santiago di Compostela. Per lui significava portare a termine il Cammino iniziato due anni prima da St.Jean Pied De Port, Francia, terminato a Villafranca del Bierzo, Spagna. Un percorso di 600 km che dai Pirenei prosegue fino alle porte della Galizia. Da dove saremmo dunque ripartiti per arrivare a Santiago di Compostela.

Incosciente. Partire così, senza alcuna preparazione fisica. Avevo percorso pochi chilometri a piedi intorno a casa, giusto per testare le scarpe da trekking acquistate per l’occasione! Palestra? Abbonamento scaduto da anni. Piedi? Quasi a posto. Solo un piccolo intervento programmato per giugno: alluce valgo.

Non erano i presupposti ideali per partire. Se fossi stato un cavallo da corsa, non avrei scommesso un centesimo su di me. Solo Luca sembrava assolutamente fiducioso.

casapellegrinoCome mi sono preparata alla partenza? Chiedendomi cosa mi spaventava di più. Al primo posto ho messo i piedi, le gambe, la paura di non riuscire a camminare 25 km al giorno per 8 giorni consecutivi. Poi di non riuscire a dormire in un sacco a pelo, nel lettino a castello di una delle tante Case del Pellegrino che si trovano sul Cammino. Poi ancora di dover condividere un bagno, magari poco pulito, una doccia o anche solo un lavabo con estranei. Cercavo di immaginarmi in varie situazioni, di capire come avrei potuto risolvere, come avrei reagito.

Ma è lungo il Cammino che impari cosa fare. Non lo puoi stabilire prima. In questo senso, dai primi giorni, ho percepito il Cammino come un insegnamento, una metafora di vita.
Parti con una meta. Per la strada devi superare varie difficoltà e disagi. A momenti pensi di non farcela, troppa fatica, troppi dolori. Ma passo dopo passo ci riesci. Tappa dopo tappa arrivi dove ti eri prefissato. Non importa se a sera le gambe sono a pezzi e ti pare improponibile possano rimettersi in moto la mattina seguente. L’importante è camminare, non fermarsi.

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Scopri che gli ostacoli superati, anziché infiacchirti ti rafforzano. Scopri quali sono le priorità che ti aiutano a stare bene. Ai primi posti la capacità di adattarsi alle situazioni, l’altruismo di evitare agli altri la lista dei propri mali, la generosità di offrire cerotti e pomate lenitive anche a piedi e gambe non tue. Scopri che non è importante che aspetto hai la mattina quando parti, perché  la priorità è che le scarpe non stringano, che i cerotti tengano, che dopo tot km si possa trovare ristoro, che non piova, che le caviglie reggano e le ginocchia si sgonfino. E alla fine della giornata, ti basta niente per sentirti una regina.

Ho ritrovato la bambina che sono stata, quella che di fronte al dolore di una sutura senza anestesia si sforzava di tener duro e non urlare. Quella che sentendo un cattivo odore affondava il naso nella maglia profumata cercando di scoprire, divertita, da dove proveniva.
Così la prima sera, nello stanzone del dormitorio, mi è bastato mettere il naso nel mio sacco a pelo, profumato con Felix (una delle mie fragranze) prima di partire, per azzerare il vago odore di piedi che aleggiava nell’aria. Appoggiare la testa e il viso sul piccolo cuscino, pulito e profumato che m’ero portata da casa, per sentirmi nella mia confort-zone e riuscire a ironizzare con gli altri sulla sistemazione e ridere come bambini sino alle lacrime. A 57 anni suonati! La stanchezza direte voi. La mattina seguente, svegliandomi, sentivo d’essere circondata da un concerto di voci che sommessamente russavano con tonalità e andature differenti. Mi son trovata a ridere per la variegatura di note che il “coro muto” riusciva a mettere insieme. La forza della disperazione, l’ho pensato anch’io. Ma è stata l’annunciata sveglia delle 6,30 a regalarmi una certezza.  La camerata che s’illumina a giorno, luci al neon. Può esserci qualcosa che mette più a dura prova l’equilibrio psichico di prima mattina? Ed ecco che nell’aria si diffonde una voce meravigliosa che intona le note dell’Ave Maria. E’ Maria Callas. Pelle d’oca. Sfuma e lascia il posto alla voce poderosa di Pavarotti che intona Nessun dorma. Spiritosi questi spagnoli. Dal piano di sotto sale il profumo del caffè. Si capiva dall’aroma che era lungo e poco italiano. Ma era pur sempre un caffè. Ci credete se vi dico che sono bastati questi pochi input per trovare poetico il risveglio?

Ho ricordato che per sentirmi felice, da piccola, mi bastavano poche cose: la certezza di essere amata, gambe svelte per giocare, occhi curiosi per scoprire, cuore aperto per ascoltare.

Il pensiero di altri 25 km, che la sera prima trovavo insopportabili, d’improvviso mi apparivano come un sipario che si apriva su una scena tutta da scoprire, ricca di personaggi curiosi, di sapori da assaggiare, di paesaggi infiniti da ammirare, di boschi profumati di eucalipti, di fiori e architetture da fotografare.
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santiago_pensieri e parole

Ho avuto molto tempo, per i lunghi tratti che insieme abbiamo percorso, di parlare, parlare, parlare con Luca. Senza fretta. Con piacere. Con la voglia di raccontarsi, di scherzare, di approfondire le emozioni, le sensazioni, le paure. Parlare di tutto. Di noi. Di figli. Di nipoti. Di cucina. Del mondo.

Ho avuto la riconferma che il vero lusso sia avere il tempo di fare le cose, per farle come vanno fatte: assaporandole fino in fondo. Regalarsi dei momenti per sé, per perdersi nella Natura e riscoprire se stessi, i propri desideri, i propri affetti.

santiago_cattedraleE’ così, che giorno dopo giorno, sostituendo le paure e la fatica con la voglia di trovare il lato positivo in ogni piccola cosa, sono arrivata nella Piazza de l’Obradoiro. Sono entrata nell’antica Cattedrale di Santiago. Nonostante una moltitudine di persone arrivate lì da tutto il mondo, il silenzio e la pace ti avvolgono come un mantello. Viene dal cuore inginocchiarsi e dire a Dio una semplice e sentita parola: GRAZIE.

An. Ph

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